Inclusione: la parola d’ordine della MFW 2022

Non è questione di diversità, ma di unicità. Ogni corpo, ogni sorriso, ogni forma è qualcosa che rende ogni persona quello che è: irripetibile. Questo secondo me vuol dire inclusione, accettare che non siamo (per fortuna) tutti uguali. Ed è stato bello vedere che la Milano Fashion Week abbia rappresentato un palcoscenico perfetto per lanciare questo messaggio di inclusione.

Nel 2013, quando ho lanciato il mio blog Womanpower, sentivo la necessità di esprimere il mio punto di vista “diverso”, quello di una tall woman che veste una taglia atipica sia per i pantaloni, per i vestiti e perfino per le scarpe. Ho iniziato a parlare di inclusione nella moda ed è incredibile gli enormi passi in avanti che sono stati fatti da allora a oggi.

Prima i vestititi erano sempre troppo corti ed ero costretta a prendere dei capi di una taglia più grande della mia per fare in modo che mi coprissero le caviglie, arrivando poi però a essere troppo larghi in vita e non capaci di valorizzare la mia forma. Problema simile per le maglie con le maniche. Ve ne ho già parlato e, con voi, ho capito che questa situazione non riguarda solo le ragazze alte, ma coinvolge diverse fisicità. Attraverso la mia esperienza sportiva e vivendo a stretto contatto con donne dalla shape diversa, provenienti da culture ed etnie differenti vivevano i miei stessi disagi nella quotidianità.

Non posso che essere felice di vedere l’evoluzione della Fashion industry e riconoscere come la stessa si stia muovendo nella giusta direzione dove l’ inclusività, in tutte le sue forme, non è più un’eccezione.

MFW, esempi di inclusione

1- MaxMara- Per le donne islamiche

Max Mara Fashion Show Credit: Getty Image
Max Mara Fashion Show Credit: Getty Image


Mi ricordo che, durante uno dei miei viaggi a Dubai nel 2010, ho conosciuto Klea, una ragazza Islamica mia coetanea in vacanza con la sua famiglia. Ci siamo incontrate facendo shopping nel Dubai Mall e in quell’occasione avevamo parlato a lungo sulla nostra cultura e i nostri hobby tra cui l’amore per il fashion. Purtroppo lei non poteva usare i social, ma è nata subito una sinergia con questa ragazza nata e cresciuta a Doha.

Nelle varie conversazioni, ricordo che mi disse di avere dei problemi a trovare dei Burqa Khimar della sua misura e questo la costringeva a farselo fare su misura da una sarta: la fashion industry non proponeva veli della misura giusta, o troppo larghi o troppo stretti o con il taglio troppo basso o alto. Ed io gli dissi che avevo un problema simile ma in ottica Tall.

Ed oggi vedere queste modelle che sfilano portando un Hijab come la cosa più naturale del mondo e come capo presente in collezione mi fa pensare subito a lei 🙂

2 – Marco Rambaldi, philosophy per different Shape

Marco Rambaldi Fashoon Show. Credit : Getty Image

Marco Rambaldi si è fatta notare per originalità e libertà: in passerella non sfilano solo modelle, ma anche modelli, con un tema preponderante in passerella, quello dell’amore. All’interno dell’ADI Design Museum di Milano, il giovane stilista bolognese ha presentato il suo approccio libero da ogni stereotipo dove il protagonista è stato un rossetto rosso che tutti indossano, uomini e donne, in un inno all’inclusività.
Non solo diversità di genere, ma anche di forme: vedere tutte queste modelle curvy, tall o dal fisico più tonico sfilare mi rende felice. È come vedere uno spiraglio di luce, dopo anni di passerelle con fisicità malsane, per la figura della donna e per il sano empowerment femminile.

3- Anna Kiiki per la disabilità

Anna Kiki Fashion show. Credit: Getty Image

Ancora più radicale è stata la sfilata di Annakiki, elevata a simbolo nella lotta contro le discriminazioni: la maison ha fatto sfilare Lauren Wasser, modella americana alle quale sono state amputate entrambe le gambe a causa della sindrome da shock tossico provocata da un tampone. Le sue protesi sono state fatte appositamente di colore oro sia nella versione da passeggio che in quella da corsa e si trasformano in dei trofei, come dice in un’interista rilasciata al Corriere della Sera.

Un argomento, quello della disabilità, che ancora fatica a scardinare le barriere della anche se questo caso non rappresenta un caso isolato. Lo scorso settembre alla New York Fashion Week, Moschino aveva fatto sfilare la modella Aaron Rose Philip, nera, transgender e con disabilità diventata la modella simbolo della campagna fw 2020 di Moschino.

4 – Act N1

Act n 1. Getty Image

Sfilata di una sensibilità incredibile. A indossare gli abiti c’era tutta l’umanità, che sfilava in modo commuovente pancioni, donne con in braccio neonati, persone giovani e mature, corpi diversi e la distruzione dei confini tra tagli, tessuti e trasparenze

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